giovedì, settembre 06, 2007


ANCORA SUL "NERO DI BIGNASCA"-
FONTE: RETELIBERA.COM

Non a caso il genio di Orwell pose la neo-lingua alla base della futura tirannia totalitaria. La lingua è la chiave della libertà : tutti i popoli oppressi si sforzano di mantenere la loro lingua, cioè il diritto di restare se stessi, fondamento primario dell’uomo libero. E non a caso la sub cultura americanoide che ci opprime impone la sua lingua, un inglese imbastardito, cancella le nostre lingue antiche, per esempio il latino, e impone nuovi concetti, sempre mutevoli come la neo lingua orwelliana, secondo il vangelo del politicamente corretto. Da qualche anno è quasi reato dire “negro” , è vietato parlare di “razza” ( vale solo, chissà perché, per cani e cavalli…) gli omosessuali diventano “gay” ( notare che alla lunga il risultato non cambia: dare del gaio a qualcuno non è sempre ben visto e così stanno già cambiando il termine “neri” con “colorati”: non c’è limite alla stupidità, anche se di massa) gli zingari “rom” ( da quando li chiamano così hanno un lavoro regolare, pagano le tasse, non riciclano merce rubata, sono politicamente corretti. O no? ) . La parola d’ordine è integrazione, anche se dall’Inghilterra alla Sicilia anche i cerebrolesi sanno che è una balla infame, non funziona da nessuna parte: ma serve farlo credere alla mafia oligarchica che ci comanda. Come tutti i totalitarismi anche quello attuale non tollera che ci si opponga alle sue parole d’ordine: chiunque resiste viene prima emarginato e poi se non basta perseguito dagli sgherri dei balivi. E’ permesso avere un’opinione, basta che sia quella del Potere. Il povero Bignasca c’è cascato un’altra volta dopo la faccenda degli averi ebraici, quando come qualsiasi persona di buon senso aveva obbiettato che quell’affare era semplicemente un ricatto. Gliel’avevano fatta pagare cara, fino a quando si era cucita la bocca sull’argomento. Questa volta la cosa è molto più veniale, ma i tromboni dei balivi sono già intervenuti. Dicevamo della lingua e dell’ignoranza indotta. Nazione deriva da nascere e nazionale pure. Bignasca , in termini peraltro assolutamente corretti – ha trattato a pesci in faccia molti altri a partire dalla Masoni – si è permesso di dire che una nazionale di calcio svizzera piena di negri non è esattamente il suo ideale. Il che risponde ad una logica palese: solo il calcio oppio degli imbecilli è stato inventato per cambiare un’evidenza. E cioè che la competizione sportiva è considerata spettacolo puro – e allora si può fare ovviamente una squadra di maori e chiamarla Rütli – o è una gara in cui rappresentanze di villaggi, paesi, città e nazioni si incontrano per vedere chi è il migliore. I giochi olimpici – a cui si può far risalire la moderna competizione sportiva – si svolgevano si in un’atmosfera pacifica, ma erano altresì gare in cui la gioventù delle città elleniche si battevano per il primato atletico. Ad Atene si svolgevano le Paratenee, gare che servivano come selezione ai giochi olimpici e, naturalmente, erano aperte solo agli Ateniesi. L’onore per la vittoria di queste competizioni era minore, rispetto a quello ricevuto per la vittoria delle olimpiadi. Solo il cretinismo imperante all’ultimo stadio può tirare in ballo il tabù razziale – che non c’entra niente – con il diritto di pretendere che una nazionale sia composta da giovani che quella nazione incarnano. La nazionale francese per tre quarti negra è ridicola come sarebbe ridicola una nazionale del Camerun composta da biondoni svedesi. Il politicamente corretto, che ormai ha fatto crescere una generazione di tarati, sostiene invece la preminenza morale della nazionale meticcia, ad immagine della società mista e sradicata del futuro. Questi imbecilli non vedono neppure la contraddizione in termini: si va in campo con l’inno nazionale e la maglia –bandiera, simbolo di identità – poi si schierano i watussi o parenti prossimi che vengono battezzati in gran fretta nipoti prossimi dei montanari confederati. Si può essere più idioti? Ovviamente l’oligarchia se ne infischia di questi dettagli: la nazione , le nazioni, vanno stroncate. Va cancellata anche l’idea di una comunità nazionale ( salvo i rari casi in cui torna comodo per qualche sporco affare) di una identità solidale su base etnica : dagli asili cacofonici con quaranta lingue alle squadre di calcio. Cancellare le radici perché i signori di denari possano schiavizzarci meglio. Anche lo sport deve essere Heimatlos, senza patria. Bignasca ha ragione, ma l’avrebbe di più se desse una cultura politica ai suoi proclami che oggi vengono fatti passare per semplice demagogia pre elettorale mentre hanno una validità ben più profonda. Il Ministero Pubblico farebbe meglio a far rispettare la leggi ai molti africani che spacciano e non la rispettano, piuttosto che perdere tempo a perseguire cittadini che la legge la rispettano ma sono colpevoli solo di avere opinioni non imposte dal regime. Quanto al Municipio di Lugano, Giorgio Giudici e compari avrebbero fatto meglio a chiudere il becco: vadano a genuflettersi alla Gran Loggia prima di organizzare la demenziale mostra in onore dei pederasti: sono quelle le cose che fanno schifo, non una nazionale di calcio svizzera composta da svizzeri.

1 commento:

Oriana ha detto...

A' propos della lingua inglese, per primo consiglio vivamente il libro di Jean-François Revel "L'Ossessione anti-americana", dove Revel spiega per filo e per segno il perchè della supremazia americana nel mondo, linguistica, economica, militare, politica.
Magari più in là avremo modo di parlarne.

Certo è che l'inglese viene assimilato soprattutto dalle generazioni giovani, vuoi per via dell'internet, vuoi per via della musica, molti termini sono entrati nel ns. linguaggio quotidiano, ma non per questo possiamo dire che abbiano spodestato gli stessi termini sinonimi nella ns. lingua nazionale, in questo caso l'italiano.

E' solo questione di moda. Io non mi preoccuperei.

La gente di un certo spessore, si sa, ricorre abitualmente a termini, espressioni in latino, sinonimo di erudizione.

Se dobbiamo guardare, ci sono molti termini francesi che ormai fanno parte del ns. vocabolario a tutti gli effetti, à propos, en passant, etc. Ma nessuno si scandalizza, anzi, è sinonimo di buona cultura.
Almeno, io essendo poliglota, la penso in questo modo.